Comunicato FIOM su accordo Fiat a Pomigliano

Fiat. Fiom: “Respingiamo il diktat su Pomigliano.”

Di fronte al rifiuto della Fiat ad apportare qualsiasi modifica al testo da lei presentato lo scorso 8 giugno, la Fiom ha confermato la propria indisponibilità ad aderire a un documento che contiene deroghe al Contratto nazionale e alle leggi in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e la messa in discussione di diritti individuali, compreso il diritto di sciopero.

La Fiat, dopo aver disdettato, nel solo sito di Pomigliano, tutti gli accordi aziendali in vigore nel resto del Gruppo in materia di orario e organizzazione del lavoro, vuole condizionare l’investimento per il rilancio di Pomigliano all’accettazione di un nuovo accordo da parte di tutti i sindacati, basato tra le altre, sulle seguenti condizioni:

  • realizzazione di 18 turni settimanali di lavoro sulle linee di montaggio;
  • 120 ore di straordinario obbligatorio;
  • possibilità di derogare dalla legge che garantisce pause e riposi in caso di lavoro a turno;
  • riduzione delle pause dagli attuali 40 minuti a 30 minuti per ogni turno;
  • possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa per i turnisti;
  • sanzioni disciplinari nei confronti delle Organizzazioni sindacali che proclamano iniziative di sciopero e sanzioni nei confronti dei singoli lavoratori che vi aderiscono, fino al licenziamento;
  • facoltà di non applicare le norme del Contratto nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa.

Le altre Organizzazioni sindacali, pur avendo inizialmente giudicato inaccettabili alcune richieste della Fiat e formalmente avanzato proposte di modifica, hanno alla fine aderito al testo iniziale dell’Azienda, accettandone le condizioni imposte.

La Fiom denuncia il ricatto a cui sono sottoposte le lavoratrici e i lavoratori di Pomigliano, in Cassa integrazione da oltre 18 mesi, chiamati a scegliere fra il proprio posto lavoro e il radicale peggioramento dei propri diritti.

La Fiom, di fronte al carattere generale di questa scelta della Fiat che punta a cancellare il Contratto nazionale e superare le Leggi di tutela sul lavoro, ha convocato il Comitato centrale per lunedì 14 giugno per dare un giudizio approfondito, per impedire la condizione di isolamento nella quale si vuole relegare i lavoratori di Pomigliano e assumere le decisioni necessarie.Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 11 giugno 2010

Posted by UrbaNo   @   17 giugno 2010
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1 Comments

Comments
giu 21, 2010
01:07
#1 ggiooorge :

e intanto nel mondo……….4 dollari l’ora sono meno di 18….il capitalismo è matematico….

da http://repubblica.it

“Usa, chiude l’ultima fabbrica
la città di Evansville resta senza lavoro
Dopo 50 anni la compagnia Whirlpool ha deciso di chiudere lo stabilimento e trasferirlo in Messico dove il costo del lavoro è più basso. Era l’ultimo polo industriale. Gli abitanti: “Come faremo a sopravvivere?”

WASHINGTON – Chiude una fabbrica. E non solo. Chiude una città intera che da quella fabbrica traeva, da anni, sostegno e lavoro. Dopo 50 anni la compagnia Usa Whirlpool ha deciso di chiudere lo stabilimento di Evansville, aperto nel 1956 nell’Indiana, per trasferirlo in Messico. Costruire frigoriferi oltre il confine Usa è più conveniente, spiegano i dirigenti della Whirlpool dicendo che la fabbrica era diventata “assolutamente non competitiva dal punto di vista dei costi”. Perché, ribattono, pagare 18 dollari l’ora ai dipendenti americani quando in Messico il costo per lo stesso lavoro è di 4 dollari l’ora?

La decisione è un colpo fatale per gli abitanti che vedono sfumare l’ultima fabbrica rimasta in città e gli oltre mille posti di lavoro – senza contare l’indotto. In pratica la fine del sogno americano per gran parte delle famiglie di Evansville. “Eravamo la capitale mondiale dei frigoriferi”, ricorda Randall Reynolds, uno dei lavoratori licenziati. La storia della sua famiglia è strattamente legata a quella della fabbrica. Ci lavoravano il bisnonno, il nonno, il padre. Poi è toccato a lui. E la catena si è interrotta.

Prima della Whirlpool la strada della chiusura e dello spostamento della produzione era stata presa anche dalle altre fabbriche cittadine. “I miei genitori raccontano che quando erano giovani c’era lavoro dappertutto – dice Natalie Ford, un marito e un figlio in fabbrica – oltre alla Whirlpool c’erano la Bristol-Myers,
la Mead Johnson, la Zenith. Adesso, se qualcuno cerca un lavoro qui in zona, trova il deserto”.

Le famiglie di Evansville si sentono tradite. “E’ una vergogna che Whirlpool abbia deciso di trasferire in Messico i suoi posti di lavoro mentre qui stiamo lottando per la sopravvivenza”, afferma Connie Brasel, che da 17 anni lavorava nella fabbrica. Così c’è chi attacca le amministrazioni Usa – da Bill Clinton a Barack Obama passando per George W. Bush – per l’accordo NAFTA che elimina i dazi commerciali per i paesi confinanti come il Messico e il Canada.

Ma accanto alla rabbia si fa strada la paura per il futuro. “Come faremo a sopravvivere?” si chiedono tutti, guardando le porte dello stabilimento sbarrate per sempre.”

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