Il calcio è da sempre stato, nello spirito e nella mentalità,in particolar modo delle fascie meno garantite della società, momento di aggregazione e di socialità.
Dalla “domenica allo stadio” alla nascita di tifoserie organizzate, da “tutto il calcio minuto per minuto” a “le notti magiche”, questo sport è stato ed è lo specchio di una società che in esso ha riversato pratiche di autorganizzazione e resistenza da un lato e dall’altro esperimenti di repressione speculazione economica sproporzionata.
Gli ultimi anni hanno dimostrato come “il Calcio” rappresenta un laboratorio di produzione postcapitalista e di controllo sociale, che travalica i confini della legalità e del controllo nazionale.
Lo sfruttamento dell’immaginario calcistico, fatto di veline, bolidi di lusso, serate mondane e poca, ma molta poca cultura, muove somme ingenti di capitali tra diritti di immagine, sponsor e diritti televisivi, una fetta di Pil nazionale e transnazionale che fa rabbrividire che è un vero schiaffo alla miseria per chi sopravvive con 500 miseri euro mensili, sbattendosi tra lavori atipici e sottopagati, e non certo correndo dietro una palla.
Il 90% delle risorse economiche che circolano nel mondo calcistico sono frutto di una produzione immateriale senza simili.
Se nel 900 era la “merce” a produrre valore, nel calcio moderno (al pari delle Royalties, delle multinazionali e dei maestri della finanza) il valore economico è dettato dalla capacità di un club, un tecnico o un allenatore (Mourinho docet) di imporre una “mentalità” un “way of life”, e poco importa poi se “i tituli” arrivano o meno , quelli sono il prodotto finale, stile il guadagno borsistico previsto da un capitale finanziario, che poi a sua volta viene pilotato da traffichi poco leciti, scambi di favore e tangenti ( do u rember Calciopoli 1, 2….n?).
In questa cornice un’altra risorsa è stata individuata nel mondo che ruota attorno il calcio, ovvero il controllo sociale.
Gli stadi sono le “palestre” preferite di forze dell’ordine e organismi di controllo, per testare nuove e vecchie modalità di repressione: di solito l’efficacia di un nuovo lacrimogeno viene “battezzata” durante un evento calcistico che si prevede “caldo”; la misura della “diffida” e dell’obbligo di firma, al di fuori di qualsiasi disegno legislativo, non hanno nessun tipo di corrispettivo in altre sezioni del codice penale; presto vedremo un nuovo strumento di controllo che è la tessera del tifoso; in pratica un “pedigree” del tifoso a testimonianza del sua capacità di subire senza opporre resistenza alle cariche e ai maltrattamenti del braccio della legge, che come testimoniano i fatti dell’ultimo derby romano, molto spesso non hanno nessun tipo di motivazione e/o giustificazione ,e infine, la partecipazione alle partite da parte dei tifosi è decisa giorno per giorno da Prefetti e Questori di turno, che di “urgenza” possono vietare trasferte, tener chiusi gli stadi o posticipare e/o anticipare partite.
E con questo lo stadio diventa sempre più luogo di violenza prima psichica e poi fisica, dove “la domenica allo stadio” si trasforma in una malsana “guerra” tra tifosi e forze dell’ordine in barba a qualsiasi tipo di logica o di motivazione, ma come semplice sfogo di frustrazione della precarietà odierna che pervade trasversalmente tutta la sfera delle attività umane.
Per questo vogliamo riappropriarci di quello che il calcio rappresenta, ovvero divertimento, aggregazione e scambio reciproco tra differenze, dove la competizione è solo un pretesto per la cooperazione e pensiamo che l’unico modo per farlo sia quello di attingere alla più grande cassa di resistenza mediatica esistente, ovvero internet; dato che tutti i diritti delle partite li ha comprati SKY, per un giro di denaro che si conta a 9 cifre, proietteremo le partite del Mondiale di Sud Africa 2010 tramite lo strumento dello streaming share dal web al laboratorio millepiani, in modo da poter offrire un luogo di aggregazione e condivisione di una passione a tutti e senza mettere in circolo neanche un soldo a favore dell’industria calcistica.
11:54
Rai: su 64 partite in programma ne trasmette appena 39!!! E chiedono sempre lo stesso canone